martedì 7 febbraio 2017

A proposito della lettera dei 600 docenti universitari al governo


Ciò che ci ha spinto a dedicare tanto tempo ed energia nel Servizio educativo è la consapevolezza che il nostro patrimonio archivistico sta diventando sempre più estraneo per i giovani a causa della trasformazione culturale e sociale profonda che essi stanno vivendo.

Siamo impegnati in una battaglia in favore della conoscenza del latino - la lingua in cui è redatta la gran parte della documentazione conservata nel nostro Archivio di Stato - in favore della scrittura manoscritta attiva e passiva, in favore del corsivo - scritture in cui sono redatti la maggior parte dei documenti conservati fino a tutto il xx secolo - in favore della logica, della matematica, della fisica della chimica e delle scienze naturali la cui conoscenza è indispensabile per l'esercizio della tutela e della conservazione.
Ciò che constatiamo nei nostri incontri con gli studenti della scuola di primo e di secondo grado è che non è solo la lingua italiana a essere insufficientemente conosciuta, ma che sembra essere andata perduta molta della cultura di base che nelle generazioni precedenti faceva parte del bagaglio di conoscenze minime di qualsiasi persona.
Un esempio è la scoperta che abbiamo fatto, spiegando le differenze tra i diversi tipi di inchiostro utilizzati per redigere i documenti e i danni causati da quelli ferro-gallici, ossia gli inchiostri prodotti facendo reagire le galle con solfato ferroso.
Ci siamo procurati un ramo con diverse noci di galla, ossia  quelle malformazioni a carattere escrescente che si formano sulle foglie, sui rami, sul tronco e sulle radici dei vegetali e dovuta alla parassitosi di funghi, batteri, insetti o acari.
É un bel rametto di quercia con tutte le sue foglie ben essiccate. Così abbiamo spiegato che le palline attaccate al ramo non sono il frutto, ma una escrescenza, perché il frutto è un altro e abbiamo chiesto agli studenti, se sapessero da che albero fosse  stato colto quel ramo e quale fosse poi il suo frutto. Ebbene: nessuno né in prima media, né in quarta liceo lo sapeva. 
Ci chiediamo dunque quanti prerequisiti manchino ai ragazzi oggi per potersi avvicinare non solo ai nostri documenti e ai loro inchiostri, ma anche ai meravigliosi scaffali della nostra biblioteca alessandrina in cui le corone di quercia con tanto di ghiande simboleggiano la facoltà di giurisprudenza, alla letteratura e all'arte in genere, di cui essi non riescono più a cogliere i riferimenti.
Non è solo la scuola che è cambiata, è cambiata la società, sono cambiati i riferimenti culturali che non sono più quelli nostrani, ma nel mondo globalizzato provengono da culture lontane e diversissime dalla nostra. 
La risposta non la può dare il ministro dell'Istruzione, forse la devono cercare tutte le istituzioni che si occupano di educazione e di cultura.

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