venerdì 16 gennaio 2015

Libertà di stampa e satira: una conquista del XIX secolo

Nello Stato pontificio, delle cui istituzioni l'Archivio di Stato di Roma conserva un cospicuo numero di archivi, la libertà di stampa non fu mai raggiunta, neppure nei primi tre anni del pontificato di papa Pio IX, quando furono emanate nuove "Disposizioni sulla revisione delle opere da pubblicarsi colla stampa" (15 marzo 1847). 
Secondo quelle disposizioni per la pubblicazione di un libro bisognava ottenere prima il nihil obstat e per la pubblicazione di ogni numero di un periodico il publicetur  da parte del Consiglio di censura. 
Lo Stato pontificio fu fino alla fine uno Stato teocratico in cui la distinzione tra diritto civile e diritto canonico non fu mai attuata fino in fondo.
Il delitto di lesa maestà, punito con la pena di morte, comprendeva delitti contro la maestà divina – per esempio erano tali l'apostasia, la blasfemia e la sodomia – e i delitti contro il sovrano – per esempio il complotto, l'attentato, ma anche la falsificazione della moneta.
Per la libertà di stampa e soprattutto la libertà di satira si dovette attendere il 1848 e soprattutto l'avvento della Repubblica romana il 9 febbraio del 1849. 
Fu allora che per la prima volta anche a Roma incominciarono ad essere stampati molti giornali e soprattutto quelli satirici in cui il papa, i preti  e i sovrani europei erano rappresentati con caricature graffianti.


     La didascalia di questa vignetta recita: 

 "Occupazione piacevole di una Repubblica italiana". 

    Sul cassetto del macinino nel quale vengono    triturati i sovrani, si legge: 

     "Polvere per guarire dalle morsicature idrofobe      dei papi".











Alla prima vignetta risponde dopo qualche tempo quest'altra.

Pio IX serve su un vassoio la Repubblica in pasto ai sovrani europei e la didascalia recita:

 "Lesti lesti Signiori Il Cuoco ha fatto la parte sua, ora fatte la vostra, se vi riesce".


La serie quasi completa del "Don Pirlone", gli altri giornali, insieme alla documentazione degli organi preposti alla censura e alla sorveglianza dell'ordine pubblico conservati nell'Archivio di Stato possono essere utilizzati per costruire un percorso educativo appassionante  sui temi dei diritti civili e della tolleranza che infiammano il dibattito politico e culturale a seguito dei tremendi fatti di sangue che stanno accadendo.

Gli archivi con il loro straordinario patrimonio sono un presidio fondamentale per lo sviluppo della cultura e della democrazia!


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