lunedì 24 marzo 2014

24 marzo 1944: Eccidio delle Fosse Ardeatine. Le fonti

Tra i nomi dell’ elenco che enumera i 335  caduti tra militari e civili nell’eccidio delle Fosse ardeatine, possono leggersi quelli di Antonio Spunticcia, Pietro Primavera, Ornello Leonardi e Aldo Banzi, uomini, gli ultimi tre tutti intorno ai 20 anni, che si distinsero in azioni di Resistenza clandestina contro l’oppressione nazifascista che tra l’8 settembre del  1943 al 4 giugno del 1944 infestò la vita  di Roma e dei suoi abitanti.
Ma chi erano costoro e perché una crudele casualità li volle in carcere proprio pochi giorni prima dell’azione di via Rasella e della terribile rappresaglia delle Ardeatine?
Attraverso i documenti dei fondi della Questura di Roma  e del Tribunale della Corte d’Appello di Roma, Corte d’assise speciale è stato possibile ricostruire la vicenda di questi uomini e di quei giorni.
Una vicenda che è stata rielaborata dal Servizio Educativo dell’Archivio di Stato di Roma, per essere poi  proposta agli studenti delle scuole medie e superiori come attività formativa con l’intento di  abbinare alla schedatura delle fonti tipica del lavoro d’archivio, anche l’utilizzo di spazi creativi che consentano ai ragazzi di cimentarsi nella trasmissione della memoria attraverso “drammatizzazioni” o momenti di “scrittura creativa” relativi agli avvenimenti che si vogliono narrare.
Dunque proprio in quei giorni la banda Spunticcia – come fu poi chiamata nelle successive ricerche storiografiche – che agiva nella zona di Piazza S. Maria Ausiliatrice, fu tradita e denunciata al comando tedesco da un infiltrato, tale Negroni. Tale fatto rivelava uno dei punti deboli di una parte delle attività  “resistenziali” romane ovvero l’incapacità di prevenire, dunque impedire, le infiltrazioni di spie al soldo delle truppe nazifasciste. Nel volgere di pochi giorni  i componenti della banda furono catturati per poi finire nell’elenco dei trucidati nella giornata del 24 marzo 1944.
Studiando il fondo della Questura si riesce a ricostruire la vicenda politica e lavorativa di Antonio Spunticcia. Egli risulta monitorato con cadenza ravvicinata dagli organi di Pubblica Sicurezza che ne descrivono i movimenti nel tentativo di sorprenderlo in azioni eversive. Lui è un comunista della prima ora come si evince da un documento, anche questo appartenente al fondo Questura di Roma, in cui risulta essere candidato per il P.C.I. nelle liste per le elezioni della Camera del lavoro.
Dai documenti relativi al Tribunale di Corte d’appello, Corte d’assise speciale attraverso alle deposizioni rese dai familiari dei caduti, nel processo istruito contro Negroni, è possibile ricostruire gli ultimi giorni del gruppo dei resistenti.
Di particolare impatto emotivo la testimonianza della madre del giovane Primavera, che racconta come Negroni con spietato cinismo avesse approfittato  delle famiglie anche dopo l’eccidio, facendo credere che i loro congiunti fossero ancora in vita e desiderosi di beni di conforto e di denaro, con lo scopo di appropriarsene.


Il sabato primo aprile 1944, Negroni telefonò alla signora  Leonardi di cui il figlio era stato arrestato il 12 marzo di recarsi ad un appuntamento per dirle cose importanti. Aggiunse che io dovevo andarci ugualmente. Il colloquio ebbe luogo alle ore 2 del pomeriggio […] Ci disse che i nostri figli godevano buona salute e che lavoravano in un campo ad Ostia. Secondo lui, essi ci facevano chiedere del denaro, del pane, delle sigarette e di che scrivere  […]  Gli rimettemmo ciascuno il nostro pacchetto, ma senza aggiungervi denaro, perché comprendevamo già che Negroni esercitava su di noi un contagio.

Siccome noi lo accusavamo di rientrare per qualche cosa nell’arresto dei nostri figli, Negroni se ne difese energicamente. Ci promise di recarsi indomani domenica due aprile alle sei del mattino in casa della signora Leonardi per riportare la risposta scritta dei nostri figli. Egli non venne a questo appuntamento…










Nello stesso giorno alle Fosse ardeatine fu ucciso anche Edmondo Fondi, commerciante di Velletri, fervente repubblicano, che dopo l’8 settembre del 1943 aveva svolto un’intensa attività clandestina, servendosi della sua copertura commerciale per tenere le fila della resistenza nei Castelli romani, dove si recava di frequente. 
Il suo ufficio in piazza S. Claudio a Roma era divenuto un centro nel quale si riunivano Bruno Buozzi, Ugo della Seta, il generale Simoni, Alessandro Kereszti e altri patrioti per concertare azioni di contrasto all’occupazione tedesca.
Denunciato da un delatore egli era stato arrestato il 22 febbraio 1944 e imprigionato a Regina Coeli da dove veniva prelevato dai nazisti e trucidato alle Fosse Ardeatine.
Emanuele Navacci, un veliterno che aveva condiviso con lui le lotte politiche, in un volumetto pubblicato l’anno dopo l’eccidio, scriveva di lui: «Era il combattitore (sic) delle battaglie generose nelle quali portava la sua fede mazziniana e lo spirito garibaldino che sentiva egli fluire nel sangue e cantare nell’anima». 
Alcune commoventi lettere, scritte dal carcere ai familiari poco prima della morte, conservate nella serie Detenuti politici del fondo Carcere giudiziario Regina Coeli mostrano come egli non avesse nessun presentimento della fine che giunse improvvisa e inaspettata. 
Particolarmente toccante è quanto egli scrive alla moglie il giorno stesso della sua morte, poche ore prima di essere prelevato dai nazisti:

  
 […] mia cara moglie ti scrivo mentre un bel raggio di sole illumina il presente foglio che ho sulle ginocchia mentre sto seduto sul pagliericcio.













I fascicoli di carte sciolte che conservano la memoria di questo evento così importante e centrale nella storia di Roma e della Repubblica sono arrivati all’Archivio di Stato in faldoni inappropriati. 
La conservazione e il restauro di questa documentazione presenta problematiche diverse, collegate principalmente alla cattiva qualità dei materiali usati per la fabbricazione. La lignina contenuta in gran quantità nella carta contemporanea è fortemente acida, sensibile alla luce, si ossida e si degrada rapidamente e presenta spesso gravi stati di ossidazione ed imbrunimento, notevolissime quantità  di lacune, lacerazioni e strappi  dovuti alla fragilità dei supporti, oltre ai nastri adesivi  e alle  graffette metalliche (molto usati  negli scorsi decenni)  che lasciano impronte  pressoché incancellabili.
Tali aspetti condizionano le procedure di intervento, in quanto non sempre è possibile riferirsi ai metodi di restauro tradizionali, ma è opportuno di volta in volta procedere per tentativi e saggi, poiché non si può sempre prevedere come reagiscano i materiali.
Per questo motivo assume una particolare importanza garantire una corretta conservazione del materiale, rallentandone il deterioramento ed evitando che si verifichino ulteriori  danni, sostituendo ove possibile cartelline e faldoni inidonei, con altri a lunga conservazione in carta acid free, operazione che nei limiti delle sue possibilità il Servizio Educativo svolge con i giovani partecipanti ai Laboratori.



4 commenti:

  1. Gentili Redattori,
    congratulazioni per la Vs. iniziativa e, in particolare, per la pagina dedicata a personaggi meno conosciuti della Resistenza romana.Ho molto apprezzato i documenti che avete pubblicato su Edmondo Fondi, in particolare sul suo ufficio in piazza S.Claudio dove si incontravano B.Buozzi, U. della Seta, il gen. Simoni e Sándor Kereszti.
    Sto conducendo da anni ricerche sulla vita di Kereszti, ufficiale ungherese ucciso alle Fosse Ardeatine. Si tratta di un mio connazionale del quale si sa ben poco. Negli scritti pubblicati dopo la guerra a Roma e piú tardi in Ungheria, si ricorre per lo piú all'uso di termini astratti per descrivere l' attivitá da lui svolta durante la Resistenza. La citazione delle riunioni di p. San Claudio sembra invece un atto concreto e autentico. Ne dá conferma Ugo della Seta l'unico tra le persone citate sopravvissuto alla guerra (anche Fondi e Simoni erano morti alle F.A., Buozzi a La Storta). Si tratterebbe ora di trovare ulteriori documenti sui concreti atti che congiungano i quattro nomi e magari altri che ho rinvenuto in documenti trovati altrove. Vi ringrazio sin d'ora per l'ulteriore aiuto che potrete darmi.
    prof. G. Salusinszky,universitá ELTE di Budapest

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  2. La lapide in piazza S. Claudio non è mai stata realizzata, ma a Roma, a Edmondo Fondi e Ezio Lombardi, caduti alle Fosse Ardeatine, in data non precisata a Roma è stata dedicata una lapide dagli ex combattenti dell'Esattoria in via dei Normanni come riportato sul sito http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lapide-ai-caduti-dellesattoria-di-roma/.

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    1. Grazie dell'informazione. Ho controllato: tra Fondi e Lombardi non vi fu collaborazione nella Resistenza. Fondi e Kereszti invece collaborarono nei Castelli Romani. Vorrei chiedervi di fare una ricerca nelle carte di Regina Coeli. Molto probabilmente infatti prima di essere uccisi alle FA, tutti e tre vennero interrogati dai tedeschi.
      Grazie di nuovo.
      prof.G.Salusinszky, Universitá di Budapest

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  3. Grazie per le utili informazioni. Vi chiedo di aiutarmi a trovare documenti degli archivi di Regina Coeli.Mi servirebbero moltissimo per completare le ricerche.
    Grazie.
    G.Salusinszky

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